Pensiero ragionato non retribuito.
Essere per non essere più
Il desiderio muove la prosecuzione della vita, la possibilità di soddisfarlo è sufficiente a persuadere, continuare a sperare, muovere alla continua iterazione.
I nostri continui tentativi in una vita non ci soddisferanno fino alla morte.
La nostra breve esperienza può essere vista anche su grande scala temporale e mutarsi in un esempio più largo:la stessa "reiterazione", "perpetuazione" alla vita che da millenni rigenera la sua insoddisfazione, chiede tregua.
Un esercito di uomini si prodiga per arrestarsi, per non essere più costretto ad essere.
Essere, finalmente, per non essere più.
Essere il senso.
Gli ZITI
Pasta utilizzata maggiormente nel sud Italia, specialmente nel pranzo domenicale con il sugo di pomodoro.
Generalmente non danno un gran piacere nella degustazione, quella difficoltà nell'imboccarli, quel loro scivolare dalla bocca con quel ridicolo suono zufolante nel tentativo di recuperarli.
Chi ha avuto a che fare con gli ziti non mancherà di esperienze come l'essere svegliato alla mattina dalla madre che con le mani li spezzetta, oppure godere del fondo del piatto di ziti al sugo, nel quale rimangono per ultimi i pezzettini di ziti spezzettati immersi in isole di pummarola.
PIZZI e CELLOPHANNE
Quanti ricordi legati a questi due elementi apparentemente inappaiabili.
E invece no, già verso la fine degli anno '50, quando il cellophanne entrò nelle nostre case, le nostre nonne capirono che quel materiale sarebbe venuto utile ad una casa che andava più che mai cercando il benessere, l'equilibrio, l'ordine.
Case rispettabili dunque, belle, pulite e ordinate.
Certo il concetto di bellezza nella famiglia proletaria degli anni cinquanta, specialmente nel sud Italia, si aggirava intorno a pochi elementi chiave.
Il lettone: alto, duro, solido ma cigolante, odoroso di sacro.
La bambola: vigile, fredda, pulita e come nuova, in un eterna spaccata, posata sul lettone. Adorata dalla nonna di un'adorazione innata, e a cui non è mai stata data spiegazione.
La lampada da pavimento: una specie di abat-joure gigante con la colonna portante in legno intarsiato che la rendeva imponente e fastidiosa allo sguardo e il paraluce di velluto giallo ocra invecchiato, circondata da una peluria di fili sottili tanto carini da toccare e fare scorrere sul palmo della mano.
Il divano: in pelle, comunque. Qualsiasi forma avesse l'importante era che fosse brutto e che facesse sudare al contatto. Comodo ma asfissiante.
Il tavolo: in legno, per forza. Il materiale era riconoscibile solo dalle gambe, muscolose e articolate, sempre brutte. Il resto era coperto di stoffe secolari ricamatamente brutte.
Questi gli elementi dal quale si poteva dire di trovarsi in una casa proletaria bella e rispettabile.
Ma cosa la rendeva anche pulita e ordinata?
Ecco entrare in scena la fusione dei pizzi con il cellophane.
Ecco ricoprirsi per sempre il divano (certamente quello delgi ospiti) e il lettone (nelle case più attente all'ordine e alla pulizia), di metri quadri di vergine cellophane che in anni e anni di staticità andava a ricoprire alla perfezione ogni arredo sul quale era posto.
La morbida pelle del divano non sarebbe mai più stata toccata da un granello di polvere.
Le lenzuola del letto.A volte anche loro venivano costrette al riposo eterno dell'apnea da cellophane. Le bambole ne piangevano e pareva loro sempre più chiara l'idea che la loro vita di bambole sarebbe stata tanto lunga quanto noiosa.
E i pizzi?
Eccoli, stanno arrivando. Dischi rigidi di ricami all'uncinetto stanno arrivando ingessati nell'amido, per posarsi per l'eternità su quel divano, su quel sacro lettone tra il culo delle bambole e il cellophane.
Il tavolo, con la sua tovagliona ricamata all'uncinetto, veniva ricoperto di uno strato di cellophane che soffocava i ricami e si plasmava sulla loro forma.
Da allora, generazioni di bambini hanno visto le loro braccia sudare stando semplicemente appoggiati sul tavolo.
La stessa domanda avremmo voluto fare in molti a chi di pizzi e cellophane ha circondato la nostra visuale di bambini o ragazzi, facendoci credere che tutto questo fosse normale: perchè?
Perchè rivestire gli elementi vitali della casa tanto da farci immaiginare di essere in un appartamento appena liberato? O in una stanza in cui presto verrà imbiancato?
E' presto detto:
il bello resta soggettivo, il pulito è oggettivo sotto il cellophane, l'ordinato è un pizzo messo al posto giusto.
E noi restavamo a guardare.
Live 8 : Il peggio.
Fantastico evento, fantastico global/no global concerto.
Chi ha potuto farsi un'idea sufficientemente completa della cosa probabilmente avrebbe voluto esserci.
Tante le star che vi hanno partecipato, per lo più eccellenti le loro performance. Strabiliante su tutte la ricomparsa degli indescrivibili Pink Floyd.
Un esercito di facce strapopolari in tutto il mondo, fattesi intristite e seriose per l'occasione, pronte a "spendersi" per una "buona causa".
Una telefonata di Bob Geldof (quanti sanno chi è?) ed eccoli al Live 8.
Quali le peggiori scelte del cast? Dove il nostro amico Bob Geldof, sconosciuto ma con un sacco di amici, ci ha visto male?
Ecco la classifica dei peggiori:
n° 6: P Diddy: ancora indeciso su qual nome darsi, il signor Sean Combs, alias Puffy, alias Puff Daddy alias chi se ne frega, ha scelto di regalare un suo catenaccio d'oro a Bob Geldof, a cui manca ancora qualche dollaro per farsi costruire la chitarra a forma di Africa che i suoi agenti di marketing hanno scelto per l'evento Live 8.
n° 5:Destiny's Child: chi è andato a prenderle sull'isola deserta?
n° 4:Shakira: un'anca che vibra per i poveri del mondo.
n° 3:Maryah Carey: dopo un esordio in stile santarella ingenua, un giorno, guardandosi allo specchio capisce che il suo culo poteva portare al suo convento qualche milione di dollari in più. Ma noi non possiamo immaginare quanto le costino quegli slip di cuoio che indossa nei suoi video. Egoista sì, ma bella, e poi sa intenerirsi così bene davanti a quelle foto dei bambini africani. Un culo al servizio dell'Africa.
n° 2:Jay Z: Stanco di vivere alle spalle di altri rapper facendo da comparsa nei loro video e buttando lì due parole a caso scegliendo nel mazzo del suo vocabolario (52 parole appunto) tra "fuck", "bitch", "money", "yo", "a ah" e altre.. il super nero tutto tatuato e unto, passato dalla spazzatura dei bassifondi al jet set della Los Angeles high senza neanche farsi una doccia ora tocca anche la vetta di un evento come il Live 8.
Pronto a far diventare tutti i poveri bambini africani ricchi quanto lui, è in procinto di partire per Mombasa dove inaugurerà una scuola dove i bambini impareranno a forgiare pesantissime collane di rame placcate in oro, portare cannottiere bianche sudate senza essere presi per scemi e imparare le 52 parole che hanno fatto la fortuna di un nero come lui.
n° 1:Snoop Dogg: un mito.
Deve il suo successo al suo primo video, quando la gente inizio a parlarne perchè era talmente brutto da assomigliare spiccicato a un dobermann.
Fiumi di risate alla sua immagine che gli portarono anche fiumi di soldi.
Finalmente potè comprarsi una di quelle Cadillac rimbalzanti che da sempre desiderava.
Da quel giorno si fece filmare mentre andava a puttane con la sua macchina nuova ascoltando la radio. Quelli divennero i suoi video.
Fu difficile convincere Snoop a partecipare al Live8. Bob Geldof dovette spiegargli che il mondo era più grande di Las Vegas e che non tutti sono tanto simili a dei cani da diventare ricchi e famosi.
Intristito dalla notizia Snoop Dogg è corso al Live 8.
Nota sull'evento Live 8 nel web:
Il sito ufficiale del sito sembra essenziale e facilmente navigabile. Nulla da dire, uno strumento efficace e immediato per capire il minimo obbligatorio sull'evento.
Ma chi trionfa è ancora una volta il mitico Snoop Dogg:
Ogni cantante che ha partecipato al Live 8 ha ottenuto per gentile concessione, un link che trasporta i curiosi nei siti ufficiali dei cantanti. Senza pensare mi fiondo sul sito del miglior amico dell'uomo: Snoop Dogg.
Una fascetta a lato della finestra mi dice "make poverty history", ma il sito deve ancora apparire.
Il fondo nero presto prende contenuto, appare lui, l'uomo cane con tre anelli per dito, un orecchino con effetto luccichio, il suo sguardo da dobermann, in compagnia di due donne armate.
Capisco che forse non avrei dovuto aspettarmi di meglio.
Un'altra finestrella pubblicizza il suo ultimo disco con un minivideo in cui un magico culo traballa alla faccia della povertà.
Snoop Dogg: l'antitesi dell'uomo, il migliore amico di se stesso.
visitato *loading* volte
Digitare di nascosto la propria password davanti ad amici.
Accarezzare non un corpo, ma una giacca a vento.
Aprendo i regali, chi dice: "Non strappare la carta, la usiamo il prossimo natale"
Gli stilisti che indossano anonime e inespressive T-shirt monocolore
Balconi presidiati da piante e vasi.
La tv nel metro. Il mio non luogo preferito diventa un richiamo per lobotomizzati. E poi non riesco a leggere.
Percepire il mistero. Capire di non sapere. Ma sapere dell'esistenza della verità.
Essere ultimo superstite sveglio di una notte troppo lunga.
Mangiare il gelato senza perderne una goccia.
Riconosco canzoni in pochi decimi di secondo.
Non so usare i fiammiferi.
Il 10% della mia barba è rossa.
Contengo grafismi espressionisti naturali.
A parole un ragazzo perfetto.
Adoro le più complesse e interminabili catene di carbonio.
Toccherò la Terra con un dito.
...in questa prospettiva a forma di fiore...
Mani spinte alla tua nuca, a sollevarti come coppa sacra.
Marzo: mi scoppiano le labbra.
Ho lasciato vagare la mia mente e non è più tornata indietro.
...nella foresta dei particolari.
...nella sua caverna a cielo aperto.
You show me continents, I see the islands...
Un po' di ordine per dio! Almeno nelle mie tasche!
Autunno, cadono i post-it.
Vivo su un'asse d'equilibrio. Sono un artista e non un ciarlatano, però, non è vita da cristiano.
Ti giuro: io non penso!
Il problema stà a monte, la salita è lunga e non c'è neanche lo skylift. Poi è tutta discesa.
Festa nella mia testa.
La bellezza sta negli occhi di chi guarda, e tu hai degli occhi bellissimi.
Vorrei farti vedere dal mio terrazzo.
Il bicchiere è decisamente troppo pieno, la misura è colma, è l'ultima goccia.
Il diavolo non esiste perchè non mi risponde.
Cos'è cambiato? Tutto.
Di lunedì notte Milano non è di nessuno.
In fuga su una panda a motore freddo.
Se Minor non va da Maometto...
Piove, Maometto ladro.
Duemilacinque suca, duemilasei inizia a baciarmi il culo.
Una versione aggiornata di Echelon
L'ombra della luna è più leggera.
La vita è fatta anche di mercoledì pomeriggio.
Dicembre: fumano tutti, anche i navigli.
Un cuore che fa rimbalzare il letto.
Vi guardo intorno, e dentro.
Un giorno agli stronzi tornerà l'olfatto.
I simboli non sono la verità. I simboli ci aiutano a cercarla.
Ringraziate la vostra ignoranza.
Fatevi inn-amorare.
Ooh I heard it through the grapevine...
Quando il lutto svanisce il fatto non cade in prescrizione.
Chi volesse è miliardario.
Care amiche, cari amici. Care compagne, cari compagni.
Accetto serenamente la mia personalità, ma non la consiglierei a nessuno.
La rabbia scalda il vacuo delle vacanze. Il vuoto si tocca. Attenti alla scossa.
Il mondo è bello perchè svario.
Non mi piace, mi dispiace.
Niente sorprese grazie, tranne quelle che potrei aspettarmi.
Rosso di sera, domani rivoluzione.
Il mondo è bello quando dura poco.
Campione gratuito, vietata la vendita.
Non ditemi cos'è l'amore
Vita ai confini di chi arriva e chi parte. Con l'umore che cambia e la testa su Marte.
attratto dalla verità, distratto dalla realtà.
il metropolitauro nella metropoli-tana.
il metropolitauro.
Non leggere. Vivi la tua vita. Non spiare la mia.
Le galline non parlano di volare. I preti non parlino di figli.
Nuoce gravemente te e chi ti sta intorno
Un uomo dalla pratica concettuale.
La realtà è giusto uno spunto.
Navar. Alla prima eclissi sono cazzi vostri.
Noi, figli di nessuno. Riponiamo l'ingombrante concetto di verità. Che il vedere diventi Visione.
Alchemia - alchè mia
ricomincio da me
un bel blog