Minor

Pensiero ragionato non retribuito.

giovedì, 28 aprile 2005

UOVO OGGI

Arrampicarci su un albero, restare seduti sul ramo più alto in grado di sorreggerci.
stare a guardare.
Bello, ma..
Ma poi col tempo, ci si costruisce un suppalco, una torre o altro.
Ok, certe invenzioni servono anche ad altro che a stare a guardare "in generale".

Pare proprio che non ci accontentiamo di quello che troviamo in natura.
Noi le cose le dobbiamo traformare, complicare, incasinare.
Per assurdo questo ci fa sentire anche più sicuri.
Sicuri nel breve termine.
Che il sistema si complilchi è inevitabile.

Altro che ponderare. Vogliamo il meglio subito.
Uova oggi, sempre.
Galline? Bah...che brutte, e poi non sanno neanche volare, e poi non hanno neanche quel gran sapore.
Volete mettere con un uovo?
A lasciarlo integro sembra davvero perfetto. Bello da guardare.
Poi lo si apre e diventa un casino.

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mercoledì, 27 aprile 2005

CI VORREBBE UN BAOBAB

Campanili alti. Alti ma non solo.
Alti e pieni di vita. Simboli.

Mmh..

Alberi pochi. E bassi.
Più bassi dei campanili.

Ecco, ci vorrebbe un baobab.
Ci vorrebbe un baobab, che si facesse vedere a tutti questi stronzi che passano di fronte a un albero come nulla fosse.

Uno solo, non pretendo troppo.
Uno, più alto dei campanili.
Uno, non per fare che sia l'unico da guardare.
Uno, che sia vela che spinga la gente a guardarli tutti.
Un vento di significato che parta da lui, entri nelle persone e che da loro sia soffiato di nuovo su ogni albero.

Eh sì, ci vorrebbe proprio un baobab.
Non scherzo, ci vuole.

 

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martedì, 26 aprile 2005

Ah che bello avere dentro una bella dose di rabbia. Il diavolo e l'angelo sulle mie spalle si stanno picchiando con violenza ormai da tempo. Li lascio fare e sogghigno.

Altro che purezza d'animo.

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IL FURORE DI VITA

Questa volta il computer lo accendo. E' tardi, non avrei dovuto, ma lo faccio. Ancora una volta non vado a dormire. Mi gioco la vita adesso. Posso permettermelo.

Di nuovo sul balcone.
Stavo in silenzio e guardavo la citta, e il cielo.
Luna quasi piena ormai. Cielo sereno, stelle poche. Luce, tanta.
Luci della città, luce della luna.
Le stelle si nascondono timidamente non dietro la materia, ma con u nvelo luminioso.
Ne voglio di più. Voglio un cielo pieno di stelle.
Ci penso a lungo.
Di più, voglio andare verso un cielo pieno di stelle.


Penso prima a viaggiare verso la luna. Interessante immaginazione.
Penso poi a deviare il percorso, e trovarmi a puntare verso l'infinito.
Verso tutto e niente.
Meglio, ma non mi basta ancora.

Voglio sapere dove vado. Voglio saperlo, ci voglio credere, e voglio andarci.

"Seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino", diceva qualcuno.
Chi ha pensato questo in fondo ci ha dato un indizio.
Bisogna crederci. Bisogna trovare una strada e cominciare ad andare. Là, fino alla sconda stella, e poi dritto fino al mattino.
Quindi via. Questo è quello che voglio.

Voglio sapere dove andare e andarci, fiducioso.
Perchè l'isola che non c'è mi stà aspettando.
Continunamente vivo sogni.
La realtà spesso assomiglia un sogno. Più spesso sembra uno di quei sogni che avremmo voluto fare.
Voglio più stelle, partire, e arrivare all'isola che non c'è.
Con i miei amici, con l'amore, con tutte le persone che potranno far parte della mia vita.

Poi la strada la trovi da te, porta all'isola, che non c'è....

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mercoledì, 20 aprile 2005

Torno in salotto,
troppo stanco per accendere il computer.
Così prendo carta e penna, e scrivo.
Scrivo del mio viaggio sul balcone.
Notte di umido e di pioggia. Cielo zuppo di goccioline illuminate dalla luce dei lampioni.
Silenzio.
Una macchina ogni sette secondi. Il tempo di sentirla affondare nel silenzio.
La pioggia, leggera al punto giusto, muore sulle foglie di un po' di alberi sotto di me, che stò al sesto piano. Alberi sani e liberi non costretti in aiuole.
Il rumore delle gocce sulle foglie è tutto loro, tutto particolare.
Niente a che vedere col rumore della pioggia sull'asfalto.
Nasce in me la voglia di non essere solo, di condividere questo momento con qualcuno, con una donna.
Nasce il desiderio di regalarle tutto questo.
Questo il mio massimo piacere.
Devo accontentarmi di una telefonata ad un'amica.
Un saluto affettuoso, ci vedremo presto.
Ben poca soddisfazione per il mio desiderio.
Penso al futuro e a quando tutto questo, sotto chissà quali cieli, sarà.

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martedì, 19 aprile 2005

Un amico di minor ha detto:

Il bello non si coglie nè al passato nè al futuro.
Lo si può vivere solo al presente.

Non definitivamente disilluso...come tutti i combattenti, forse.
Apprezzo e conservo le sue parole.

 

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domenica, 17 aprile 2005

Parola chiave: TEMPO

Il tempo a volte non passa. Il tempo a volte diventa un enorme attimo.
Le ore, i minuti non esistono.
Il tempo vivo è fatto solo di eventi.
Gli orologi misurano il tempo che divide due attimi senza tempo.
Il tempo è fatto di persone che passano da noi,
di strade e paesaggi che ci incantano,
di immagini e sogni.
Su una linea continua segniamo con piccoli tratti, gli eventi. Li vediamo susseguirsi.
Il vuoto che li separa sono i minuti vuoti, i secondi visti ticchettare sull'orologio.
Ad ogni oscillazione, attaccato ad un pendolo, con un pennarello marco la mia linea continua.

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giovedì, 14 aprile 2005

Stasera vado a guardare negli occhi un po' di persone. Forse mancheranno le parole, ma almeno non ci si potrà esimere dal farsi vedere.  Meglio così. Sono stufo di leggere romanzi che si spacciano per realtà.

Ribadisco il concetto..che il mondo di fotta.

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lunedì, 11 aprile 2005

DUCCIO E MARIA


Duccio la cercava con lo sguardo. Non ci volle molto, nessuna ricerca, gli occhi di lei lo attendevano sereni. Maria non aveva neanche bisogno di avere fiducia, prima o poi...
Ecco, infatti. Beccato. L'azzurro dei suoi occhi, uno dei pochi connotati che la facevano bella anche a se stessa, non perdonava. Duccio non li avrebbe abbandonati facilmente.

Bzzz...bzzzz...partivano gli sguardi.
Come a raggi infrarossi, iniziava la comunicazione. In silenzio.

C'era qualcosa che Duccio non capiva di Maria. A pensarci bene non capiva molte cose di lei.
Tutto trnquillo, tra alti e bassi, da quando si erano conosciuti. Una curva di serenità che seguiva un disordinato moto ondulatorio. Litigate, assestamenti, nuovi equilibri, scossoni, imprevisti, errori, cambiamenti, sfortuna...ma loro si inseguivano ancora.
Era confortante guardarla negli occhi. Nessuno dei due ne considerava i rischi.
Dagli inizi l'avevano preso come un gioco. Un gioco serio. Quei giochi che in una coppia nascono per scherzo, e che le prime volte mostrano senza problemi tutto l'innamoramento ancora in atto. Con il tempo invece diventano una specie di test, in cui le verità vengono a galla.
In quei minuti silenziosi in cui i loro occhi si cercavano pur essendosi già trovati, l'inizio della fine si sarebbe mostrato.
Tutto questo non accadeva.
Come bambini ingenui, non consideravano neanche questo rischio. E come bambini ingenui, godevano di questo gioco nella purezza di ciò che di bello vi trovavano.

Bzzz....bzzz...da un occhio all'altro, da un occhio all'altro. A volte, deconcentrati dalla fisicità del gioco, si accorgevano dei balzelli che i loro occhi facevano per guardasi. Un eventuale sorriso veniva nascosto, non era un gioco fatto "per ridere".
 
Tuffati l'uno nello sguardo dell'altro. In quei momenti ognuno era aperto più che mai, avrebbe risposto a qualsiasi domanda. Dalla più banale e futile alla più intima.
L'espressione di Maria vibrava tra un sorriso disponibile e una smorfia indagatrice.
Anche quella di Duccio. Lui però sembrava sempre sul punto di voler dire qualcosa.
Non lo faceva mai.

Tanto tempo insieme, e ancora Duccio non l'aveva capita. Gli occhi di Maria erano lì, pronti a dare risposta a ogni domanda. Già, ma quale domanda fare?
Cosa gli mancava per capire come era fatta? Perchè ancora oggi "la cercava"? Eppure era lì, più aperta che mai.

Niente da fare. A volte Duccio prendeva fiato come si fa quando si è sul punto di parlare.
Lo faceva per vedere se un flusso incontrollato di parole avesse proferito quella domanda, scaturendo direttamente dal suo inconscio. Erano solo esperimenti. Quell'aria inspirata e pronta a divenire suono e parola, diventava semplice fiato tiepido che Maria sentiva sul suo viso.
Ormai lei l'aveva capito. Quel fiato senza parole era la domanda a cui Maria avrebbe voluto rispondere per chiarire tutto di sè a Duccio, per darsi a lui interamente, internamente.

Ma a Maria quello sguardo, quel silenzio di Duccio, bastava.
Gli avrebbe risposto se solo ci fosse stata una domanda.
Guardandolo negli occhi, impegnato a cercare la sua domanda, avrebbe voluto rasserenarlo. Placare la sua curiosità, farlo sentire sicuro; sicuro di poter continuare a cercare con mille piccole domande inesatte.
E poi, ringraziarlo. Anzi no, non era un grazie quello che avrebbe voluto espirmere.
Voleva semplicemente mostrargli quanto era felice, quanto quella stessa felicità era il risultato del loro stare insieme.

A volte capitava anche a lei di inspirare profondamente in quei momenti. Nel suo prendere fiato però non c'era l'intenzione di parlare. Di quell'aria Maria godeva.
Nessun contatto ancora tra i due.
Eppure Maria lo sentiva vicino, sulla pelle. Sentiva le sue mani che da dietro le prendevano le spalle, vicino al seno, e in quel momento,invitata dalla pressione di quelle mani sul suo torace, quel lungo respiro era un segno evidente, vivo e chiaro.
Il fiato leggero di Maria, emesso con delicatezza era il segno che Duccio da sempre aveva colto e interpretato come la migliore espressione dell'amore di Maria verso di lui.
Era come se in quei momenti riuscisse a vedere loro due in un film. Capiva che quel piacevole respiro di Maria era dovuto alla sua presenza. Duccio riusciva a vedersi dall'esterno, a capire il suo ruolo nella loro vita.
Il risultato di tutto era lì, senza parole ma evidente, per entrambi.

Uno sguardo e un tiepido soffio.

 

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venerdì, 08 aprile 2005

Vita da pendolare 1:
Il paradosso del trenitaliano medio

In treno, quando i vagoni sono semivuoti e si cerca posto, si tende a mantenere la massima distanza possibile.
Non solo nessuno nei "miei" 4 posti, ma addirittura nessuno nei 4 posti a lato.
Oppure tanto vale che qualcuno si sieda vicino a me, altrimenti penso di venire evitato, e questo non mi va.

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Un video un perchè

giorginabaldi

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Dolceamaro interessante

Digitare di nascosto la propria password davanti ad amici.

Accarezzare non un corpo, ma una giacca a vento.

Non approvo

Aprendo i regali, chi dice: "Non strappare la carta, la usiamo il prossimo natale"

Gli stilisti che indossano anonime e inespressive T-shirt monocolore

Balconi presidiati da piante e vasi.

La tv nel metro. Il mio non luogo preferito diventa un richiamo per lobotomizzati. E poi non riesco a leggere.

Il bello

Percepire il mistero. Capire di non sapere. Ma sapere dell'esistenza della verità.

Essere ultimo superstite sveglio di una notte troppo lunga.

Mangiare il gelato senza perderne una goccia.

Segni particolari

Riconosco canzoni in pochi decimi di secondo.

Non so usare i fiammiferi.

Il 10% della mia barba è rossa.

Contengo grafismi espressionisti naturali.

I sottotitoli

A parole un ragazzo perfetto.

Adoro le più complesse e interminabili catene di carbonio.

Toccherò la Terra con un dito.

...in questa prospettiva a forma di fiore...

Mani spinte alla tua nuca, a sollevarti come coppa sacra.

Marzo: mi scoppiano le labbra.

Ho lasciato vagare la mia mente e non è più tornata indietro.

...nella foresta dei particolari.

...nella sua caverna a cielo aperto.

You show me continents, I see the islands...

Un po' di ordine per dio! Almeno nelle mie tasche!

Autunno, cadono i post-it.

Vivo su un'asse d'equilibrio. Sono un artista e non un ciarlatano, però, non è vita da cristiano.

Ti giuro: io non penso!

Il problema stà a monte, la salita è lunga e non c'è neanche lo skylift. Poi è tutta discesa.

Festa nella mia testa.

La bellezza sta negli occhi di chi guarda, e tu hai degli occhi bellissimi.

Vorrei farti vedere dal mio terrazzo.

Il bicchiere è decisamente troppo pieno, la misura è colma, è l'ultima goccia.

Il diavolo non esiste perchè non mi risponde.

Cos'è cambiato? Tutto.

Di lunedì notte Milano non è di nessuno.

In fuga su una panda a motore freddo.

Se Minor non va da Maometto...

Piove, Maometto ladro.

Duemilacinque suca, duemilasei inizia a baciarmi il culo.

Una versione aggiornata di Echelon

L'ombra della luna è più leggera.

La vita è fatta anche di mercoledì pomeriggio.

Dicembre: fumano tutti, anche i navigli.

Un cuore che fa rimbalzare il letto.

Vi guardo intorno, e dentro.

Un giorno agli stronzi tornerà l'olfatto.

I simboli non sono la verità. I simboli ci aiutano a cercarla.

Ringraziate la vostra ignoranza.

Fatevi inn-amorare.

Ooh I heard it through the grapevine...

Quando il lutto svanisce il fatto non cade in prescrizione.

Chi volesse è miliardario.

Care amiche, cari amici. Care compagne, cari compagni.

Accetto serenamente la mia personalità, ma non la consiglierei a nessuno.

La rabbia scalda il vacuo delle vacanze. Il vuoto si tocca. Attenti alla scossa.

Il mondo è bello perchè svario.

Non mi piace, mi dispiace.

Niente sorprese grazie, tranne quelle che potrei aspettarmi.

Rosso di sera, domani rivoluzione.

Il mondo è bello quando dura poco.

Campione gratuito, vietata la vendita.

Non ditemi cos'è l'amore

Vita ai confini di chi arriva e chi parte. Con l'umore che cambia e la testa su Marte.

attratto dalla verità, distratto dalla realtà.

il metropolitauro nella metropoli-tana.

il metropolitauro.

Non leggere. Vivi la tua vita. Non spiare la mia.

Le galline non parlano di volare. I preti non parlino di figli.

Nuoce gravemente te e chi ti sta intorno

Un uomo dalla pratica concettuale.

La realtà è giusto uno spunto.

Navar. Alla prima eclissi sono cazzi vostri.

Noi, figli di nessuno. Riponiamo l'ingombrante concetto di verità. Che il vedere diventi Visione.

Alchemia - alchè mia

ricomincio da me

un bel blog

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